il titolista dell’anno
pupi e Gheddafi
Chiariamoci, Gheddafi era un delinquente e un assassino. Ma quello che noi, l’Occidente illuminato, abbiamo fatto è decisamente uno schifo.
E sono totalmente d’accordo con quanto ha detto ieri sera Giuliano Ferrara a Radio Londra e anche con ciò che scrive oggi Pietrangelo Buttafuoco sul Foglio.
Come sanno morire i nostri nemici, nessuno. Come ha saputo morire il rais, armi in pugno, lo sapevano fare solo i nostri. Come a Bir el Gobi quando con onore, dignità e coraggio sorridevano alla morte. Fosse pure per fecondare l’Africa. Sarà tutto tempo perso, dunque, sporcarne gli ultimi istanti, gravarne di dettagli i resoconti e anche quel disumano reportage sul volto fatto strame – tra sangue e calcinacci – non potrà spegnere il crepitare della mitraglia. Perché come ha saputo morire Muammar Gheddafi – così ridicolo, così pacchiano e così a noi ostile – come ha saputo farsi trovare, straziato come un Ettore, solo il più remoto degli eroi dimenticato nell’Ade l’ha saputo fare.
Come i nostri eroi. Come nel nostro Ade. Proprio come seppe morire Saddam Hussein che se ne restò sprezzante sul patibolo. Come neppure la più algida delle principesse di Francia davanti alla ghigliottina. Incravattato di dura corda al collo, l’uomo di Tikrit, degnò qualche ghigno al boia, si prese il tempo di deglutire il gelo della forca per poi gridare la sua preghiera: “Allah ‘u Akbar”. E fu dunque fatto morto. E, subito dopo, impudicamente fotografato. Come nel peggiore degli Ade. Per quel morire che non conosciamo più perché gli stessi che fino a ieri stavano a fianco del rais, dunque Sarkozy, Cameron, lo stesso Berlusconi, tutto potranno avere dalla vita fuorché un ferro con cui fare fuoco.
l’articolo uno
ART.1 – L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA, FONDATA SUL RICATTO

Camera dei Deputati, Sala del Mappamondo: il Presidente del Consiglio [ripeto: il Presidente del Consiglio] presenta il libro [ripeto: il libro] dell’on. Domenico Scilipoti
P.S. Corrado Guzzanti non sarebbe mai arrivato a tanto.
Fred Thompson, mocassini e primarie
Fred Thompson era il mio candidato preferito alle primarie dei repubblicani per le presidenziali del 2007.
Quando annunciò a sorpresa che avrebbe corso contro Giuliani, McCain e gli altri schizzò immediatamente nei sondaggi. Entusiasmo alle stelle. Era presidenzialissimo.
Obama ancora non era ancora esploso come superfenomeno sulla sponda dei democratici.
Ma poi, all’improvviso, Fred iniziò a mollare. Saltò una tappa, poi un’altra. Crollo nei sondaggi. Silenzio tombale da parte sua. Poi il mesto annuncio del suo ritiro dalle primarie.
Le critiche furono subito: è pigro, non gliene frega niente, etc. Circolarono leggende sui suoi mocassini di Gucci, sul fatto che si scocciava di andare alle cene elettorali.
Sul National Review, a distanza di tre anni, Thompson ha detto la sua riguardo alle etichette negative che gli furono appiccicate in quelle primarie.
I lupi e gli agnelli
L’editoriale di Paolo Macry per il Corriere del Mezzogiorno di oggi.
avanti »Più che il gradimento dei candidati a Palazzo San Giacomo, il dato che emerge dal sondaggio Swg commissionato da questo giornale è il crollo dei partiti maggiori. Rispetto alle regionali del 2010, il Pdl passa dal 34 al 27 per cento e il Pd dal 26 al 21. Napoli è ormai una città senza politica, senza cioè forme di organizzazione che costruiscano prospettive strategiche, alleanze sociali, pragmatiche valutazioni del recente passato e poi valori pubblici, idee di stato e di mercato, di diritti e di doveri. Un deserto pieno di pericoli e trappole, nel quale si aggirano candidati molto diversi. Alcuni sono agnelli, altri sono lupi. Leggi tutto
