pure le pulci
battuta notevole, non c’è che dire
io cuore napoli
E’ in uscita nelle sale americane un bel documentario dal titolo “Milton Glaser: To Inform & Delight”, lunga ed interessante chiacchierata con uno dei più grandi graphic designer dei nostri tempi. Forse il migliore.
A lui si deve, ad esempio, il logo “I love NY”. La storia è questa. Nel 1977 lo Stato di New York decise di lanciare una campagna promozionale per cercare di risollevare l’immagine della città sprofondata in una pesante crisi economica, sporca, insicura e con un tasso di criminalità da record.
Un giorno, mentre era in taxi, Glaser scarabbocchiò sul suo taccuino quello che sarebbe diventato il logo forse più riconoscibile e copiato al mondo, pensando che sarebbe servito solo per una campagna della durata di qualche mese. Tanto che fece il lavoro “pro bono” e non ci ha mai ricavato un centesimo. Nel documentario dice di essere felice di questa cosa.
Comunque, il punto è che con quella campagna New York iniziò la sua risalita: i newyorchesi riscoprirono l’orgoglio di essere tali e decisero di riappropriarsi della loro città. La riscossa. Il resto è storia: la criminalità dilagante fu spazzata via in pochi anni, interi quartieri prima inaccostabili furono completamente trasformati, gli investitori ed i turisti ritornarono come per magia. Leggi tutto
quello si che ha capito tutto
Al di là delle considerazioni di natura economica per il settore, i risultati nerissimi del Rapporto sulla stampa in Italia (2006-2008) della FIEG sono forse più di tanti altri la cartina al tornasole della vera natura degli italiani.
Nel nostro Paese si vendono solo 112 quotidiani ogni 1.000 abitanti.
E’ un dato che fa abbastanza riflettere soprattutto se confrontato a:
- Giappone: 624
- Svezia: 449
- Regno Unito: 308
- Germania: 290
- USA: 212
- Francia: 154
Morale? In politica gli editoriali e gli approfondimenti sulla carta stampata sono per quei quattro gatti che ancora vanno in edicola. Per parlare alla pancia del Paese bastano i telegiornali.
N.B. la tanto celebrata Spagna di Zapatero sta messa peggio di noi (109) e quindi pochi quotidiani venduti non sono necessariamente sintomo di Paesi sotto dittatura mediatica.
senza parole
Forse sarà la compostezza del dolore degli abruzzesi a renderlo più evidente, ma trovo che l’atteggiamento della maggioranza degli inviati video sui luoghi colpiti dal terremoto sia al limite della denuncia per molestie.
I migliori oscillano tra l’inadeguatezza e la cialtroneria.
Più di una volta in questi giorni mi sarei aspettato che l’intervistato di turno perlomeno sputasse in un occhio al giornalista.
Di contro, il video girato da Paolo Sorrentino per Repubblica Tv – senza utilizzare una sola parola di commento – rende benissimo l’idea di quello che stanno affrontando centinaia e centinaia di persone in queste ore.
pubblicità progresso
Pare che Enrico Mentana abbia annunciato le sue dimissioni da direttore editoriale di Mediaset perchè l’azienda non ha voluto cancellare la serata del Grande Fratello per dare spazio agli approfondimenti a caldo sulla morte di Eluana Englaro.
Ci siamo risparmiati l’ennesima ed inutile speculazione sulla vicenda di questa donna la cui esistenza si è spenta ieri all’età di 39 anni. Metà dei quali trascorsi nel limbo.
Le ciniche esigenze pubblicitarie e di palinsesto di Mediaset hanno involontariamente fatto fare almeno alla rete ammiraglia l’unica cosa decente che si poteva fare su questa notizia.
Il silenzio.
« indietro — avanti »