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il blog di davide azzolini

miracle worker

Ecco il video di “Miracle Worker”, il pezzo di debutto dei SuperHeavy, il super-gruppo di Dave Stewart (ex Eurythmics), Mick Jagger, Joss Stone, Damian Marley e A.R. Rahman (compositore delle musiche di «The Millionaire»).

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il prossimo Malick

Ecco la prima immagine in circolazione dal prossimo film di Terrence Malick con Ben Affleck, Rachel McAdams, Rachel Weisz, Olga Kurylenko, Javier Bardem.

The Tree of Life

The Tree of Life non è un film per tutti.
In realtà non è nemmeno un film, come lo si intende generalmente.
E’ immergersi quasi fisicamente nel flusso della vita di una famiglia della provincia americana negli anni ’50, nei loro sguardi, nei loro pensieri, nelle loro paure. Nelle domande che rivolgono a Dio cercando risposte al perché dei piccoli e grandi dolori che gli arrivano addosso. Nonostante il loro sforzarsi di seguire rette vie, pensando così di essersi messi a posto con Lui.
E quando gli arriva una mazzata pesante, di quelle che non si riescono a comprendere, ad accettare, continuano ad interrogarsi, ad interrogarlo.
E allora Terrence Malick ci mostra quello che, secondo lui, Dio deve pensare in questi casi. E ci mostra, diciamo così, il suo punto di vista. Che definirei abbastanza ampio. E allora tutto si ridimensiona, si relativizza.
Certo, si dirà, questione di punti di vista. Però il punto di vista del Padreterno è incredibile da mostrare, anche se poi non lo si condivide.
Questo, insomma, è un film sulla vita. Ma soprattutto su Dio.
Chi non crede, troverà una fotografia da mozzare il fiato ma probabilmente lo giudicherà incomprensibile, lungo, insulso, pretenzioso, kitsch.
Per apprezzarlo però non bisogna essere necessariamente bigotti o ferventi praticanti. Io, ad esempio, non lo sono nemmeno un pò.
In quanto malickiano devoto, non faccio testo. Ma, anche se fossi ateo, penso che lo troverei comunque bellissimo.

 

un flash stamattina all’improvviso

Qualche anno fa Antonio Monda, amico e compare di avventure, conoscendo la sconfinata ammirazione che ho per Michael Cimino mi invitò ad un pranzo in famiglia a casa di suo fratello Andrea a Roma. Una cosa informale e ristretta: la famiglia di Andrea, io, Antonio, Cimino e la sua manager-compagna-assistente e la figlia di quest’ultima. Il regista avrebbe partecipato quella sera ad un evento in suo onore all’Auditorium.

Ad un certo punto la conversazione cade su L’Anno del Dragone e Cimino parte con una raffica di maleparole e insulti verso la buonanima del grande Dino De Laurentiis reo di averlo costretto in fase di montaggio a stravolgere il film che lui aveva in mente. Praticamente un film che lui quasi disconosce.

Io stavo per dirgli che c’è una sequenza del film che mi ha sempre emozionato, ma mi blocco preoccupato della sua possibile reazione.

E mentre rimurgino sul da farsi lui fa: “una delle pochissime scene che sono riuscito a salvare dai tagli di quel figlio di puttana è ….”.

Non ho detto nulla, ma avrei fatto la ruota sul tavolo da pranzo.

E’ questa.

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ci vuole tempo per affrontare certe cose


Jonathan Franzen e David Foster Wallace erano amici. Ma amici sul serio.

Sull’ultimo New Yorker Franzen racconta di un suo viaggio su un’isola lontana, di Robinson Crusoe e della solitudine.

E del suo amico.

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